Qual è l’impatto che le università hanno sull’economia locale e nazionale attraverso l’imprenditorialità dei laureati? AlmaLaurea presenta il suo primo Rapporto tematico a livello nazionale, dedicato all’imprenditorialità dei laureati, Laurea e Imprenditorialità 2020.
Questo Rapporto, che si affianca alle due Indagini classiche, che ogni anno forniscono dati sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati, è anche il primo studio condotto a livello nazionale e volto a mappare lo stato dell’arte delle iniziative imprenditoriali degli studenti universitari e dei laureati.
Partendo dai primi dati elaborati sul tema e presentati a fine 2019, AlmaLaurea, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna e Unioncamere, ha svolto un’approfondita elaborazione che copre un arco temporale di oltre 20 anni, utilizzando banche dati longitudinali consolidate e analizzando i dati di 2.891.980 laureati, che hanno conseguito il titolo in un ateneo italiano tra il 2004 e il 2018, e i dati delle 236.362 imprese da essi fondate e delle 68.852 imprese di cui i laureati possiedono quote di capitale.
Le informazioni riguardanti i laureati provengono dalla banca dati AlmaLaurea, mentre le caratteristiche delle imprese derivano dalla banca dati di Unioncamere e da quella di AIDA Bureau van Dijk, che raccoglie informazioni sulle società di capitale che operano in Italia. Nelle 140 pagine di Rapporto si ricostruiscono il contesto sociale, formativo e demografico non solo dei fondatori di impresa ma anche dei joiner, ossia di chi ha acquisito quote di capitale in un’impresa in un momento successivo alla sua fondazione.
Un focus è dedicato all’ancor ridotto fenomeno dei fondatori seriali, ossia dei laureati che hanno fondato più di un’impresa. Il fenomeno dell’imprenditorialità dei laureati è stato poi analizzato attraverso le imprese da essi fondate e di quelle partecipate. Il Rapporto approfondisce le questioni dell’imprenditorialità femminile, delle differenze territoriali, della tipologia e dimensione delle imprese. Pur essendo le laureate presenti, tra i fondatori, in numero inferiore rispetto ai laureati, va rilevato che le imprese femminili fondate da laureati sono superiori alla media nazionale (38,0% rispetto a 22,7%).
A tal proposito, il Presidente di AlmaLaurea Ivano Dionigi, sottolinea come «Nel veder confermata l’importanza decisiva della formazione per i nostri giovani e per il Paese, mi piace sottolineare, in questo contesto, l’affermazione significativa delle donne che fanno impresa».
Le imprese create dai laureati sono inoltre più vitali: mostrano un tasso di crescita e di sopravvivenza più alto, assumono forme giuridiche più complesse (ovvero società di capitale) e contribuiscono a creare opportunità di lavoro anche nelle aree del territorio italiano che vivono maggiori difficoltà economiche. Sul piano territoriale, infatti, il Rapporto ha rilevato che, nel decennio 2009-2018, le imprese fondate dai laureati, rispetto al complesso delle imprese fondate in Italia, sono più diffuse al Sud: 39,5% rispetto a 33,4%.
«Questo studio mostra per la prima volta il contributo fondamentale dei laureati imprenditori per l’economia italiana» commenta il Direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali Maurizio Sobrero «Sono giovani donne e giovani uomini che studiano e si muovono per creare lavoro. Investire senza se e senza ma nel diritto allo studio per aumentare la percentuale di laureati fa bene ai singoli e fa ancora meglio alla collettività».
Per il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, «da questa ricerca emerge come la conoscenza e la formazione siano leve fondamentali per dare pari opportunità e ridurre i divari di ogni genere. E sono inoltre fattori, che nella situazione attuale, rendono le imprese più longeve e più forti».
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