PALERMO – “Palermo is not for rent” (Palermo non è in affitto). È questo il grido di protesta che ha risvegliato il centro storico del capoluogo siciliano, impresso su decine di manifesti spuntati sui muri della città. L’obiettivo della contestazione è la massiccia militarizzazione e la chiusura di intere aree urbane disposte per garantire il blindatissimo ricevimento nuziale della popstar mondiale Dua Lipa e dell’attore e modello britannico Callum Turner.
Le nozze dell’anno – che vedono la partecipazione di oltre duecento star del jet set internazionale del calibro di Elton John, Katy Perry, Adele e Robbie Williams – hanno trasformato Palermo e la vicina Bagheria nel centro del gossip mondiale, ma hanno anche sollevato dure reazioni da parte dei residenti e dei movimenti civici locali.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ordinanza di chiusura al transito pedonale e veicolare e lo sgombero di piazze e strade nevralgiche nel cuore della città, come la zona adiacente alla GAM (Galleria d’Arte Moderna) in piazza Sant’Anna e l’area circostante Palazzo Gangi, celebre set del film Il Gattopardo. A queste si aggiungono i rigidi divieti che circondano il Grand Hotel Villa Igiea, quartier generale della coppia e degli ospiti vip, e la storica Villa Valguarnera a Bagheria, scelta come teatro principale della cerimonia.
L’azione dei manifesti mette a nudo il forte disagio della cittadinanza di fronte alla temporanea “privatizzazione” dello spazio pubblico a favore di eventi miliardari. I promotori della protesta contestano la narrazione della città “vetrina del lusso”, denunciando come interi quartieri vengano sottratti alla quotidianità dei residenti e dei lavoratori per essere messi al servizio dell’esclusività del turismo d’élite. Tra i divieti imposti, oltre alle transenne, figura anche il divieto assoluto di sorvolo dei droni nell’area delle celebrazioni, pena il ritiro immediato del patentino per i trasgressori.
Mentre l’indotto economico e d’immagine dell’evento viene esaltato dalle istituzioni e dalle stime commerciali – che parlano di un impatto da svariati milioni di euro –, sui muri di Palermo resta l’affondo politico e sociale dei residenti: la città e la sua bellezza non possono diventare una merce in affitto al miglior offerente.















