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Cronaca di Palermo

Blitz contro mafia in Sicilia: coinvolti anche fiancheggiatori di Messina Denaro

Blitz contro mafia in Sicilia, Polizia arresta 7 persone: tra i fermati sono presenti anche dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.

Nella giornata di ieri, 25 gennaio, i Carabinieri di Palermo hanno arrestato sette persone con le accuse di associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Il blitz ha colpito nello specifico la famiglia mafiosa di Rocca Mezzomorreale, già condannati in passato ma tornati liberi dopo aver scontato la pena. In carcere sono finiti anche uomini d’onore riservati, sfuggiti finora alle indagini, che sarebbero stati chiamati in azione solo in momenti di criticità per la cosca.

Per cinque di loro è stato disposto il carcere, mentre per i restanti due i domiciliari. L’operazione ha consentito di smantellare completamente la famiglia mafiosa, gli arresti sono: Pietro, Gioacchino e Angelo Badagliacca, Marco Zappulla e Pasquale Saitta. Ai domiciliari sono andati Michele Saitta e Antonino Anello. Inoltre, si allunga la lista dei fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro finiti sotto indagine.

Nella lista degli indagati si trovano i nomi di  Vincenzo Antonio Luppino, figli di Giovanni, l’incensurato che ha accompagnato il capomafia alla clinica Maddalena in cui entrambi sono stati arrestati. Dunque i Carabinieri hanno perquisito le abitazioni dei due Luppino: nell’appartamento di Vincenzo è stata trovata una sorta di stanza nascosta che però è risultata vuota. Nei giorni scorsi in un’area recintata di proprietà dei Luppino la polizia ha trovato la Giulietta utilizzata dal boss per i suoi spostamenti.

Tuttavia sono uscite diverse intercettazioni del boss arrestato che non sapeva di avere delle cimici, in particolare frasi come “C’è lo statuto scritto … che hanno scritto i padri costituenti”, una rivelazione che i magistrati ritengono di vitale importanza e che conferma l’osservanza da parte dei capimafia di ferree regole. Dunque, i boss continuano a rispettare le vecchie “regole” mafiose e ad imporle agli affiliati. Le cimici piazzate dagli investigatori hanno potuto ascoltare le conversazioni degli indagati che spesso si richiamavano al rispetto di principi mafiosi “vecchio stampo” un vero e proprio “statuto” scritto dai padrini che i mafiosi di oggigiorno continuano a seguire. Infine, durante le conversazioni registrate si evince una sorta di “codice mafioso scritto” custodito gelosamente e che regola ancora la mafia palermitana.

Da Palermo e provincia