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Facebook non fa male, secondo uno studio americano allunga la vita

Facebook non fa male, anzi. Basta non esagerare, un po’ come con il vino. A dirlo non è il fondatore Mark Zuckerberg, ma l’Università californiana di San Diego che, in uno studio pubblicato su Pnas, la rivista ufficiale della United States National Academy of Sciences, prende in esame i dati di 12 milioni di utenti Facebook californiani e li mette in relazione con le rispettive cartelle cliniche. Ne viene fuori che la loro probabilità di morte risulta inferiore del 12% rispetto a chi, nato nello stesso anno, non utilizza il social network.

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PERCHE’ FACEBOOK ALLUNGA LA VITA?

In realtà, spiega William Hobbs che ha coordinato lo studio, non si tratta di una scoperta, ma di una conferma. Nel 1979 la sociologa Lisa Berkman aveva elaborato una teoria secondo cui chi beneficia di forti relazioni sociali ha maggiore speranza di vita. Quello che hanno fatto Hobbs e la sua squadra è stato vedere se le regole che valevano nel ’79 – quando il personal computer era di là da venire – valgono anche oggi che ognuno può letteralmente portarsi in tasca migliaia di contatti grazie ai social network. Tuttavia, un po’ come gli integratori vitaminici, le amicizie virtuali non possono sostituire del tutto le relazioni interpersonali reali. “Interagire on line – spiega Hobbs  – appare salutare quando l’attività è moderata ed è complementare alle interazioni personali“. (AGI)

PERCHE’ FACEBOOK FA MALE

Eppure nel 2008, quando Facebook aveva appena quattro anni, un sociologo inglese aveva avvertito del pericolo di una nuova sindrome, la “friendship addiction”, “amico-dipendenza”, che stava esplodendo a causa del social network. David Smallwood, uno dei principali psicologi britannici, esperto di dipendenze, aveva scritto su un articolo pubblicato dal quotidiano britannico “Daily Mail” che Facebook alimenterebbe l’insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito. Le donne sono particolarmente vulnerabili perché il più delle volte la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri. All’epoca Facebook non aveva nemmeno 60 milioni di utenti e contava due milioni di nuovi iscritti a settimana. Oggi sono 1,7 miliardi ed è accessibile in 100 lingue. Ecco perchè, secondo Smallwood, Facebook fa male:

  • Stanno diventando un sostituto per le famiglie nei Paesi dove i legami tradizionali sono diventati più deboli.
  • L’acquisizione di nuovi amici è un processo di assuefazione, solo più competitiva
  • Si viene giudicati da quanti amici on-line si hanno”.
  • Aggravare la sensazione di essere respinti
  • Isolare ancora di più gli utenti alla ricerca disperata di amici on-line.